GENERE: MASCHILE – FEMMINILE

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In tutte le epoche storiche e mondi sociali più diversi, si sono praticate alcune distinzioni di base tra gli uomini e le donne, fra i loro corpi, i loro caratteri, le loro sfere d’azione. La prima domanda che si rivolge a un neogenitore suona: “E’ un maschio o una femmina?” La distinzione riguarda principalmente il fattore biologico (gli organi riproduttivi), il fattore ambientale e quello culturale. Nasciamo in una società che pretende dai maschi e dalle femmine cose diverse.

Il genere non riguarda solo l’essere uomo o donna, maschio o femmina. Si riferisce ad un’attitudine, una inclinazione nell’affrontare la vita. Pertanto in un uomo puo’ essere maggiormente affiorante il lato femminile come in una donna quello maschile senza che questo influisca sulla rispettiva sfera sessuale. Studi effettuati sulla struttura del cervello umano hanno appurato che il cervello delle donne e quello degli uomini sono differenti. Le aree dedicate a particolari funzioni sono più o meno sviluppate in uno o nell’altro.

Il cervello umano è formato da due emisferi: l’emisfero sinistro e l’emisfero destro.

L’emisfero sinistro è colui che sovrintende la parte destra del nostro corpo, è l’emisfero razionale, è responsabile dell’analisi, del ragionamento, della logica. E’ la nostra parte maschile. L’emisfero destro è colui che sovrintende la parte sinistra del nostro corpo, è intuitivo e creativo. Qui, invece dell’analisi, troviamo la capacità di captare nella loro globalità rapporti complessi, modelli e strutture. Qui si trova ciò che chiamiamo capacità di sintesi. Il pensiero analogico. E’ la nostra parte femminile.

A seconda delle attività che svolgiamo, è dominante l’uno o l’altro emisfero del cervello, le due polarità (razionale e irrazionale) si completano e si compensano reciprocamente e per esistere hanno bisogno del polo complementare. Cio’ fa si che l’essere umano sia incapace di considerare contemporaneamente due aspetti di un’unità e ci costringe alla successione da cui nascono i fenomeni del ritmo, del tempo e dello spazio.

Yin e Yang

Il concetto di Yin e Yang ha origine dall’antica filosofia cinese (Taoismo e Confucianesimo), molto probabilmente dall’osservazione del giorno che si tramuta in notte e della notte che si tramuta in giorno.

Lo yin e yang sono opposti: qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Per esempio, ogni uomo ha dentro di sé una parte femminile così come una donna una parte maschile. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell’altro: sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l’uno non può esistere senza l’altro. Per esempio, il giorno non può esistere senza la notte.

Lo yin e lo yang diminuiscono e crescono: sono complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono costantemente mantenuti in equilibrio. Nel simbolo T’hai-chi-T’u più comunemente chiamato Tao che vediamo qui a fianco, è evidente che ogni qualvolta una polarità raggiunge il massimo della sua espressione, contiene già al suo interno il seme del proprio opposto.

La conoscenza di sè

Conosco me stesso quando ho esplorato le mie polarità: devo poter essere in grado di sperimentare tutto. Poniamo l’esempio degli opposti “buono” e “cattivo”: la vera bontà è quella che sceglie colui che ha sperimentato anche la cattiveria e non quella di colui che fa il buono perchè non è capace o ha paura di fare il cattivo.

Possiedo me stesso quando, in una fase femminile, accolgo, riconosco, comprendo anche quelle parti di me che non mi piacciono e poi, in una fase maschile, imparo a gestire e dirigere quelle parti così come dirigo la penna, dopo averla accolta nella mia mano, per scrivere.

A livello psichico la “contraddizione” non esiste: possiamo essere coraggiosi e paurosi. Se voglio sviluppare il coraggio non devo attendere di eliminare la paura. Mi basta accogliere (yin – femminile) la paura e, intanto, iniziare ad allenare (yang – maschile) una dimensione coraggiosa.

Il femminile ed il maschile nella comunicazione

La comunicazione è un magnifico e potente agente trasformatore. Quando comunichiamo con noi stessi o con un’altro essere umano ne usciamo sempre e comunque trasformati: non siamo mai più gli stessi. L’elemento femminile della comunicazione è senza dubbio l’ascolto (l’accoglienza) e la capacità di cogliere le sfumature. L’elemento maschile della comunicazione è la capacità di essere diretti e concisi.

Spesso questi due elementi creano disagio e contrasto fra gli esseri umani che non comprendono l’altro nella sua diversità. Piuttosto che fare della differenza un punto di conflitto, l’invito è quello di trasformarla in una potenzialità. Valorizzare la diversità dell’altro, oltre ad essere il naturale completamento di una cultura della differenza, è il punto da cui può partire la trasformazione nella relazione tra uomo e donna.

Il femminile ed il maschile non sono in competizione; semplicemente come la paura ed il coraggio possono coesistere. Il femminile ed il maschile possono equilibrarsi in tutti gli aspetti della nostra vita. Non nasciamo femmine e maschi, nasciamo Esseri Umani.

Fonte: http://www.silviabarabino.it