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ESPERIENZE DELLE VETTE, MA… NON SI STAZIONA MAI IN VETTA!

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Piero Ferrucci ci offre un’ampia rassegna di fenomeni basata sullo studio della vita dei più grandi artisti, mistici, saggi, scienziati, educatori e atleti, l’autore dimostra l’esistenza in noi tutti di un Sé superiore, un Centro che rappresenta insieme le potenzialità che dobbiamo realizzare e il nostro essere più autentico. La psicologia transpersonale studia le esperienze e le facoltà superiori della mente umana quelle esperienze di vetta che non sono monopolio di rari individui d’eccezione, ma anzi l’espressione più vera del nostro essere. Piero Ferrucci laureato in filosofia, è stato allievo di Roberto Assagioli.

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Il giovane principe Siddharta, quindici anni, futuro Buddha, stava seduto presso un fiume, e osservava: la corrente muoveva sassi e ciotoli, portandoli via con sé; alcuni insetti cercavano di risalire la corrente camminando sulla superficie dell’acqua, ma anche
loro dopo un po’ erano travolti. Solo alcuni massi grandi e maestosi restavano immobili di fronte alla forza della corrente. E’, questa, una metafora dell’esistenza umana, pensava
Siddharta. La grande massa delle persone si lascia trasportare, come i ciotoli, dalla corrente della vita, sbatacchiata qua e là dalle circostanze e dal caso; altri, come gli insetti del fiume, tentano di salvarsi, ma finiscono per essere travolti anche loro; è possibile essere come quelle rocce immobili, ed ergersi sopra il flusso della dimeninticanza e della morte? Gli uomini, pensava Buddha, sono ciechi e impotenti, condannati a una vita piena di errori e sofferenze che si prolunga in una serie infinita di altri errori e altre sofferenze. Come fare per liberarci da questo incubo? Il giovane Siddharta non lo sapeva ancora.
Lo avrebbe scoperto in seguito, dopo anni di ricerche ed esperimenti.
La risposta, come tutte le grandi risposte creative, era semplice:

L’attenzione è il sentiero che porta alla libertà dalla morte;
la mancanza di attenzione porta alla morte.
Coloro che sono coscienti non muoiono.
Quelli che non sono coscienti è come se fossero già morti.
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Mozart si era intrattenuto con alcuni amici per tutta una serata a Lipsia. Era stata una riunione allegra e brillante, e alla fine gli amici, dopo molte insistenze, lo convinsero a scrivere alcune note per ricordare il loro incontro. Mozart in pochi minuti sfornò
due canoni a tra voci, uno scherzoso e spumeggiante, l’altro caratterizzato dalla tristezza struggente dell’addio. L’impresa era di per sé eccezionale, e già illustra la capacità di sentire contemporaneamente due stati d’animo contrastanti: allegria di una serata allegra con amici, dolore per l’addio. Ma quale non fu la meraviglia di tutti quando si accorsero che i due canoni erano stati scritti per essere suonati assieme in un canone a sei voci,
con l’effetto prodigioso di rappresentare l’enigma della vita nella forma di un microcosmo di sentimenti opposti. Mozart stesso si commosse, e, salutando la compagnia in modo brusco, scomparve nella notte.

Tratto da: Esperienze delle Vette di Piero Ferrucci