CON ME, PRIMA DI ME

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PRIMA DI ME
Vivo con me da parecchi anni e non sono sola. La solitudine è solo una scappatoia per non vivere pienamente e scendere nella profondità di se stessi. Quando si lascia il desiderio del mondo e ci si spoglia dei suoi pensieri, appare il tuo vero mondo, tutto da scoprire, senti lo scorrere di un altro tempo, vivi immersa nella natura originale e tutto canta insieme con te. Non si è mai soli.
Rilassata, senza aderire, scomparire alle immagini e al conflitto dei pensieri voluti dal sistema di vita ordinario, con la paura di non farcela si procede prima come bendati in un mondo fatto di immagini inconsuete, arcaiche, poi ti accorgi che non sei sola e se  il tuo cuore è vero, c’è qualcuno che ti prende la mano e ti insegna a leggere in un altro modo il tempo, a vedere oltre lo sguardo consueto e ti attrae nel suo sentire antico, sapiente, sconfinato nella molteplicità di idee e pensieri rivelatori.

Se ti lasci andare e rinunci a te, trovi te stessa in una profondità oltre questo tempo. Lasciarsi andare con amore per la natura, nel senso stesso della tua appartenenza sacrificando l’immagine che in questo tempo ti è stata chiesta, ma alla quale rinunci in alcuni momenti di verità.
Aprire lo sguardo all’universalità dove noi siamo tutti in unico essere, è sconvolgente, e per non farsi travolgere dall’indefinito ci si deve farsi piccoli e guardare attraverso l’innocenza, ristabilire e ridefinire confini e sensi attribuendo a essi amore e tenerezza in un respiro totale sapendo che questo viaggio lo abbiamo fatto tante volte e tutti e lo rifaremo se non abbiamo ancora finito, sono ineluttabili tappe di apprendimento che la madre universale ha disposto.
E’ un viaggio immenso verso casa, un ritorno. In ogni porto e stazione c’è un aspetto nuovo, qualche altra città da visitare, a volte bella a volte brutta, ma ciò che cresce in te non lo puoi vedere, non puoi sapere come sarai, cosa diventerai, oltre questo tempo, nel tuo grembo spirituale stai formando  te stesso. Lo scarto tra questa vita e l’altra è immenso, e si procede per tappe. I frutti che si colgono appartengono ad un altro regno che entra in coincidenza con questo.. Questa materialità che si oppone alla coscienza originale è così manifesta che l’apprendimento è inevitabile.

Trovare un espediente per far sì che anche questa vita collabori alla direzione intrapresa dall’altra, è lo scopo di questa ricerca. Il dolore tante volte provato mi aiuta a valutare con saggezza lo svolgersi degli eventi, attribuire una deontologia a esso, ma è sicuramente molto devastante. Mi piacerebbe scivolare dentro questa vita, ma non portarmi niente di essa, distaccarmi mi rimane l’unico mezzo per sopravvivere, andare incontro solo a quelle esperienze che so di aver determinato con le mie azioni, ma senza attaccarmi a nulla. Nell’amore vero ci sono solo la coesistenza e non l’appropriazione dei corpi e delle anime, solo il distacco può sollevarmi dal desiderio di prendere e darmi.
E poi il silenzio rivelatore. Quante volte temuto e non trattenuto da tante parole riempitive che infrangono la soglia, per la paura di vedersi per quello che si è e trovarsi a finire inconcludenti atmosfere, per dare valore a una vita che ci coglie molto impreparati. Il silenzio ci annuncia molto di quello che non vediamo, lo spirito apre i nostri cuori e le nostre menti.

Essere è di per sè già un apprendimento, fare ciò che non si è un grave peccato. L’immagine di noi stessi fa i conti con il sé profondo, e da questa relazione l’io impara a discriminare, sceglie continuamente, forgia un intreccio di trama e ordito, e il disegno si forma e un giorno ti apparirà vero e ti farà vedere e sentire tutto. E tu ti lascerai andare senz’altro non ordinare e tramare la tua vita. Sarai semplicemente senza pensare chi devi essere.

CON ME
Il conflitto tra il precedente approdo di coscienza, di cui ho appena trattato e quello attuale, consiste unicamente in una ribellione profonda verso il continuo sforzo di adattamento che ho messo in atto durante tutta la mia vita per intravedere una possibile posizione di appartenenza a questo mondo.
La trovo un’ingiustizia inaudita, adesso, alla luce di quello che la mia nuova coscienza mi ha rivelato. Una dignità umana persa e distrutta, consistente in un continuo logorio per l’incessante processo di adattamento e apprendimento di un mondo estraneo alla mia natura, stretto dentro un’illusoria continua trasformazione, che anela a riappropriarsi di un corpo originario, un diritto alienato, una violazione perpetua alla nostra integrità, come un volatile cui hanno strappato le ali.

Questa nuova visione mi ha portato a recriminare la libertà del mio essere totale, rifiutando tutte le strategie di accomodamento, dubbie prassi di addomesticamento religioso, filosofico e morale. Non è mai stato alcun compimento possibile in questo mondo perché la nostra visione ancestrale è stata volutamente occultata. La manipolazione delle nostre coscienze è visibile, palpabile. Quanti sforzi per portarsi fuori dalla propria integrità minata continuamente dalle leggi preconfezionate che sottraggono la vera natura dell’essere attraverso colpe e terrore. Io non ci sto più.

L’energia astrale che si è innescata nelle nostre coscienze ci sta sollevando e risvegliando, sta ricominciando ad interagire con alcuni di noi, la parte mancante che ci è stata volutamente estirpata ha ricominciato a vibrare nel nostro sistema solare. Mentre prima la memoria disconnessa dal nostro habitat rimaneva una latenza impermeabile ai nostri sensi addirittura pericola se ci schiudiamo a essa perché inadeguata rispetto al nostro assetto fisico e intellettivo, adesso stiamo intraprendendo un recupero a livello del Dna che si sta trasformando. Questa ingiustificabile estromissione e violazione delle coscienze sono state un atto voluto, o accaduto, sta di fatto che tutta la nostra vita è stata svolta fin’ora per compensare un adempimento adattativo, compensatorio, consolatorio.

Tutte le discipline scientifiche e umanistiche poggiano su questo scompenso.
Grandi maestri di diverse nazionalità e tempi, di differenze etnie e culture, hanno soltanto insegnato i modi in cui sconfiggere l’illusione di ciò che appare di come non soccombere alla vita, di come trattenere l’essenza, strategie per non essere quello che si è e sopravvivere comunque.
Quale senso ha resistere a una vita smorzata e avvilita, incompiuta, perversa?
Perché mai ancora nascono creature che non potranno essere felici, cui s’insegna fin da piccolissimi che la vita non corrisponde a quella purezza che recano con loro?
Mettere al mondo figli è quindi per me un atto criminale in questo momento, meglio sospendere la riproduzione. Insegnare poi che le percezioni e la felicità devono scomparire dal suo essere e dalle sue attese per far posto alla mutilazione genetica che gli è stata donata, è una colpa grave. Basta nidificare in questo pianeta senza alcuna speranza per ora di rinascita e di dignità.

Finché avrò vita, non pregherò più, non chiederò mai più soccorso agli dei né a Dio perché sono già qui, basta connettersi con un atto di volontà e consapevolezza. Vibrerò insieme alle coscienze dischiuse alla verità, in una frequenza di amore e compassione per tutto, ma sottraendomi da colpe e responsabilità che restituirò sempre al committente, di certo.
Di certo lo scontro spirituale è in atto da qualche tempo, la chiamata è alla ribellione elevando lo Spirito mal nutrito e alienato dalla nostra coscienza verso una visione nobile dell’appartenenza a Dio che è che un popolo originario da cui discendiamo. Apriamoci alla rivalutazione di tutto il nostro comportamento perdonando le aberrazioni che abbiamo commesso per la mancanza di adattamento a condizioni di vita disumana cui alcuni altri popoli extraterrestri ci hanno costretto. Marciamo insieme a Dio per riconquistare il Paradiso perduto.

di Antonella Guglielmino
pubblichiamo per gentile concessione dell’Autrice.