CICLI ASTROLOGICI E PROCESSO DI IDENTIFICAZIONE

Il mistero del numero 28 e la danza cosmica dei pianeti trans-saturniani

Dane Rudhyar – uno dei più grandi astrologi del ‘900 – e a cui mi ispiro nella predisposizione di questo breve articolo, ha sempre definito le Case natali come sezioni dello spazio attorno al bambino appena nato, al momento del suo primo respiro, stabilendo così la sua fondamentale e primaria relazione con un ambiente aperto, l’universo.

Le Case sono campi di esperienze: si tratta di una serie ciclica di dodici fasi di un processo di sviluppo individuale (e in parte anche collettivo) durante il quale il fattore tempo gioca un ruolo primario: in pratica, ci vuole sempre tempo per divenire coscienti di tutte le implicazioni dell’esistenza nello spazio circostante, e fino a quando non è trascorso un certo tempo, dobbiamo sempre dirci “indietro di cottura” rispetto a una serie di specifiche esperienze.

Possiamo anche dire che il fattore tempo è direttamente proporzionale all’incapacità di una coscienza individuale, a qualsiasi livello questa coscienza opera, di sperimentare tutto ciò che è possibile sperimentare. La coscienza individuale opera in termini di capacità di una persona strutturata e dei suoi strumenti – cuore, cervello, sistema nervoso, etc. – a percepire, mettere in relazione, integrare e interpretare stimoli di vario tipo. Ma questa capacità è limitata perché la nostra persona può assimilare e trasformare gli stimoli che riceve solo un po’ alla volta. E sono i limiti di questa nostra capacità che determinano la relazione di spazio-tempo: più limitata è la nostra abilità, più tempo sarà necessario per esaminare e reagire alla totalità dello spazio circostante.

Noi tutti, quindi, abbiamo a che fare con un graduale processo di autorealizzazione che si realizza attraverso una crescita che – astrologicamente parlando – avviene a tre specifici livelli, durante i quali si può parlare di quasi tre “nascite”, e tutte e tre avvengono soprattutto, ma ovviamente non solo[1] , sotto la forte influenza dei cicli della Luna, di Saturno e di Urano (e in parte anche di Plutone e di Nettuno) [2].

Per capire il mistero di questo numero 28, e dei suoi multipli, mi permetto di proporre un po’ di ripasso di teoria astrologica (anzi, astronomica), anche se so di ricordare cose probabilmente già note a quasi tutti.

Lo zodiaco è ovviamente suddiviso in 360 gradi, e 360 circa sono i giorni impiegati dalla terra per ruotare attorno al Sole. Se iniziamo a dividere 360 per il numero 12 (corrispondente al numero dei segni che compongono lo zodiaco) otteniamo il numero 30, numero della durata di ogni mese nonché numero dei gradi che compongono ogni segno astrologico; da notare quanto il numero 30 poco si distanzi dal numero 28 e 29, e quanto il ritmo annuale del Sole venga sempre accompagnato da Mercurio e Venere.

La Luna ha un giro dello zodiaco in 28 giorni circa. Saturno impiega 28 anni circa, mentre a Urano occorrono circa 84 anni per compiere il giro intorno ai dodici segni dello zodiaco per tornare “su se stesso”. Nettuno invece impiega circa 164 anni.

Ora, a chi ha un occhio minimamente aritmetico, non è difficile vedere i collegamenti con il numero 28:

  • Dei due luminari – Sole e Luna – ho già accennato sopra, e soprattutto con il ciclo di lunazione il numero 28 ci risulta di più facile lettura; da notare quanto sia importante il numero 14, che rappresenta la metà di 28: ad esempio, a 14 anni si apre un nuovo mondo per noi, cessiamo di essere bambini, il corpo inizia a svilupparsi, per le femmine inizia il ciclo mestruale e per i maschi ormai le femmine diventano soggetti interessanti. Per la Luna direi che sia assai importante ricordare gli studi sulla sua progressione. La cd. “Luna progressa” è l’analisi del moto lunare proiettato dai giorni sugli anni. Quindi, ad esempio, al momento della mia nascita io avevo la Luna a 3° circa nel segno della Bilancia; 28 anni dopo, la mia “Luna progressa” si trovava nuovamente nel segno della Bilancia, rappresentando per me un momento importante di “nuova lunazione” e di ingresso in una fase successiva della mia vita; tuttavia, se aggiungiamo la metà di 28 a questa nuova lunazione avvenuta a 28 anni (28 +14) ottieniamo la cifra di 42, e guarda caso la mia Luna progressa, alla mia età di 42 anni, si trovava in Ariete, opposta alla Luna di nascita, ma posta in un segno rappresentante un nuovo “inizio” (in astrologia tutto ha inizio con l’Ariete, che rappresenta la prima Casa dello Zodiaco).
  • Con Saturno il collegamento è evidente, 28 sono gli anni che gli occorrono per fare il giro intorno alla zodiaco; guarda caso, verso i 14 anni, Saturno – pianeta della “maturazione” – si trova opposto alla posizione che aveva quando siamo nati, e come abbiamo ricordato sopra, i 14 anni sono anni in cui una prima maturazione ci è richiesta[3].
  • Il ciclo di Urano corrisponde a 3 cicli di Saturno (28 x 3) e a circa la metà dei cicli di Nettuno; inoltre il ciclo di Urano comporta che esso resta in ciascuno segno circa 7 anni, e 7 moltiplicato per il numero degli elementi che caratterizzano ciascun segno (4, cioè fuoco, terra, aria, acqua) ci riporta al 28 di cui sopra. Da notare inoltre che, ad esempio, l’Urano di transito trigono (cioè a 120°) all’Urano di nascita avviene al massimo due volte nel corso della vita: a 28 anni (in concomitanza con il primo ritorno di Saturno sulla posizione radicale) e a 56 (il trigono successivo sarebbe a circa 112 anni, ed è quindi inimmaginabile) e il trigono dei 28 anni costituisce una fase interessante e in genere molto positiva della vita, e rappresenta ormai l’uscita definitiva dall’età adolescenziale e post-adolescenziale (soprattutto nella nostra epoca in cui tutto si è prolungato, nel bene e nel male), e l’inserimento quasi totale nella vita adulta, mentre il trigono dei 56 è il momento in cui dobbiamo sintetizzare ciò che abbiamo finora fatto e rappresenta qualle fase che precede probabilmente l’ultimo “tocco” di Saturno attorno agli 84 anni; in pratica, nei 28 anni che separano i 56 e gli 84, siamo chiamati a rettificare ciò che manca all’appello, e a prepararci al trapasso della morte fisica. Con riguardo a Urano è interessante anche il numero 14, che costituisce la metà di 28: infatti a circa 42 anni (cioè 28 + 14, ovvero 56 – 14) avviene l’opposizione (cioè a 180°) di Urano di transito all’Urano natale, e questa età è toccata anche dal Nettuno di transito quadrato al Nettuno di nascita (cioè a 90°), oltre che dal transito di Saturno in opposizione al Saturno natale: l’azione combinata di questi tre passaggi planetari segnala le crisi ma anche i cambiamenti interessanti che spesso si associano all’ingresso nei cosiddetti “anta”. In sinstesi, Urano è l’ultimo, nell’ordine progressivo delle orbite, che possa compiere l’intero giro dello zodiaco nel corso della vita umana; si presenta, dunque, come unico pianeta tran-saturniano in grado di svolgere il ruolo di anello di congiunzione tra il tempo a misura d’uomo, e i tempi lunghissimi, a ritmo storico, scanditi, come vediamo a breve, da Nettuno e Plutone.
  • Il ciclo di Nettuno (pianeta “dei” Pesci e della vera spiritualità …) corrisponde al doppio del ciclo di Urano, e quindi resta in un segno circa 14 anni. Aggiungo, oltre a quello che ho sopra riportato, che il transito di Nettuno trigono al Nettuno di nascita ha luogo proprio verso i 56 anni (28 + 28), e non a caso, questa età, oltre a significare quanto sopra detto, è il miglior momento per dare decisamente più peso alla coltivazione di una spiritualità personale solida e matura. Il Nettuno di transito opposto al Nettuno di nascita avviene invece verso gli 82/84 anni, e guarda caso coincide approssimativamente con il ritorno di Urano di transito sulla sua posizione radicale.[4]
  • Di Plutone non ritengo opportuno sviluppare le sue possibilità, stante anche la sua lentezza (248 anni) e particolarità del suo moto attorno al Sole. Mi piace tuttavia notare che anche Plutone è “legato” al numero 28 e al numero 14; infatti “mediamente” (ma solo a livello teorico) Plutone resta in un segno circa 21 anni (248 diviso 12), e questo numero è anche tratto dalla media aritmetica di 14+28, cioè 21, il cui doppio, 42, ci ricorderebbe quanto sopra detto a proposito di Urano.

 

Insomma, il numero 28 è da considerarsi come la “misura dell’Uomo”, specialmente dell’Uomo individualmente cosciente e in una condizione esistenziale tendente alla completezza e all’autorealizzazione spirituale: per intenderci, un uomo “archetipo”, o uomo “cosmico”.

Durante ogni ciclo di 28 anni un essere umano normalmente focalizza la sua attenzione su, e simbolicamente passa attraverso ognuno dei dodici campi di esperienza presenti sulla sua carta natale (cd. quadro astrale personale). Gradualmente egli acquisisce piena conoscenza delle possibilità di esperienza insite in ogni Casa-campo, dalla Prima alla Dodicesima. Quindi, questo processo esperienziale passa poi ad un’ottava superiore, e quindi si ripete ad un livello “più sofisticato e più alto”, specificamente dal 28° al 56° anno di età, e, potenzialmente, ancora a un livello più elevato, completo e veramente spirituale dai 56 agli 84 anni … fatta salva la possibilità che la vita si prolunghi ancora, purché in uno stato cosciente e sempre presente a se stessa … . Come abbiamo già visto, il ciclo di 84 anni è il ciclo della magica danza di Saturno e Urano, e nel simbolismo psico-astrologico, la possibilità della trasformazione di sé stessi è caratteristica della funzione uraniana, consolidata dalla concretizzazione di Saturno. Ovviamente anche Nettuno e Plutone, con tempi, qualità e modalità diverse, sono molto legati alla nostra trasformazione più profonda – H. Sasportas li definì giustamente “Déi del cambiamento”, insieme a Urano – ma data la loro lentezza, il loro ciclo non può essere facilmente associato al ciclo della nostra esistenza sulla terra (164 anni circa Nettuno, 248 anni circa Plutone, con l’aggravante per quest’ultimo che il suo movimento è alquanto eccentrico e irregolare).

Si può dunque parlare di tre nascite, che filosoficamente dovrebbero rappresentare la sequenza dialettica “tesi, antitesi, sintesi”.

Astrologicamente parlando, un uomo nasce nella biosfera fisica di questo pianeta al suo primo respiro: tesi.

Egli rinasce nella noosfera psicomentale all’età di 28 anni circa: antitesi.

Potenzialmente può nascere di nuovo a livello spirituale  nella pneumosfera all’età di 56 anni, a patto, ça va sans dire, che nel frattempo la sua coscienza si sia sviluppata veramente in termini di valori individuali superiori durante il suo periodo di maturità, cioè dai 28 ai 56 anni: sintesi.

Dopo gli 84 anni circa, se la persona ha intrapreso già in precedenza un percorso di sana e santa individuazione, gli anni che eventualmente restano da vivere saranno un dono in più per ancora maggiormente rettificare e quindi migliorare le ultime imperfezioni alla propria  “pietra filosofale”, nei limiti delle nostre umane capacità e possibilità. Se invece la persona non ha mai seriamente intrapreso un vero percorso di individuazione, gli anni successivi agli 84 circa (se non addirittura già quelli successivi ai 56 …) saranno spesso solo una brutta fotocopia di un copione trito e ritrito, che non difficilmente ci presenterà persone di mezza età o anziane che passano il loro tempo come se il tempo, per loro, non fosse mai passato: si avrà così una lenta disintegrazione, o una triste cristallizzazione della personalità.

Ma torniamo alle tre “nascite”.

La prima nascita è una nascita nella materia, è anche una nascita nel campo di un particolare tipo di coscienza razziale, culturale e sociale. Le radici della personalità sono fissate secondo una tradizione collettiva, come pure secondo un modello genetico. Queste sono le fondamenta del tempio individuale, fondamenta di cui si ha poco controllo perché poggiano sull’oscurità dell’inconscio collettivo, specificamente della propria “tribù nazionale”, del proprio “clan familiare”, o etnico, che condiziona l’esistenza anche futura più di quello che ci immaginiamo[5].
Il giovane porta il passato ad uno stato di compimento nel presente, teoricamente appena conclude gli studi che gli hanno consentito di assimilare il passato della sua cultura e in genere dell’umanità[6]; ma egli può anche ribellarsi a ciò che considera inconsueto, costrittivo e deviante (ora è sempre meno di moda e i giovani sono sempre più spesso noiosi cloni delle loro famiglie). Astrologicamente questa prima nascita appartiene al primo quadrante dei primi quattro segni e delle prime quattro case (in totale i quadranti sono infatti tre, e ciascuno alterna il dinamismo fuoco-terra-aria-acqua ma a ottave superiori: 3 quadranti, 4 segni, 12 Case).

La seconda nascita dovrebbe essere una nascita nell’individualità e dell’individuo. La persona che ha raggiunto l’età dei 28 anni circa può più facilmente capire cosa o chi egli è come individuo, sicuramente più di prima. Può comprendere questo in termini di una ben precisa vocazione nell’ambito di un sistema sociale accettato a cui egli può portare nuovi elementi, oppure egli può “ritrovare se stesso” attraverso una lunga lotta contro la sua tradizione … Tuttavia, prima dei 28 anni circa, e quindi durante la fase di “prima nascita”, a prescindere da ciò che lo studente o l’adolescente possano credere o immaginare, la sua sarà molto più probabilmente solo una forma di protesta motivata dall’insoddisfazione nei confronti dei vecchi modelli: la protesta condiziona effettivamente come la sottomissione. Ma la vera nascita nell’individualità avviene solo quando la persona, che sta vivendo una seconda nascita, matura e diviene veramente consapevole del tono del suo vero sé e del proprio destino personale: una (precedente) rivolta negativa dovrebbe allora condurre ad una (nuova) positiva autoaffermazione.[7]
Resta inteso che il “quantum” e il “petitum” di questa metamorfosi dipende dal livello di coscienza di ciascuna persona.

La terza nascita – se avviene veramente e non prende le sembianze di un vago sentimento e di un desiderio per valori spirituali – dovrebbe essere in grado di trascendere sia il passato collettivo della società, sia i successi (o gli insuccessi) individuali. E in questo reale processo di trascendimento, sia i fattori collettivi che quelli individuali dovrebbero finalmente trovare compimento. A questo punto l’individuo dovrebbe finalmente comprendere la sua funzione nell’ambito della comunità (se questo sforzo è avvenuto anche durante la fase di seconda nascita) o dell’evoluzione umana nel suo complesso, e la società stessa dovrebbe avere compreso il valore del suo contributo … questo almeno in teoria … poi vediamo che la pratica non è sempre così, e il sistema spesso tratta gli individui non tanto come suoi propri e preziosi figli, ma come semplici matricole prive di individualità e individuazione. In ogni caso, se il contributo dell’individuo è effettivamente catartico e rivoluzionario, allora durante questo ultimo periodo di 28 anni di vita ci dovrebbe essere qualche esperienza di riconoscimento e di accettazione da parte almeno di un “gruppo-seme” composto da individui orientati verso il futuro; il contributo allora tenderà a prendere la forma di “simboli” che, essendo trasferibili e comunicabili ad altri uomini, garantiscono, anche se per un breve periodo, la relativa immortalità dell’individuo che attraverso loro ha realizzato i frutti spirituali delle sue esperienze. In questo caso, i simboli possono essere specifici atti che rimangono nella memoria di coloro che ne sono stati testimoni, qualunque ne sia il seme costitutivo.

Personalmente continuo a credere che un essere umano fisicamente e spiritualmente sano possa anche iniziare una “quarta nascita”. Questo tragitto dagli 84 ai 112 anni potrebbe costituire veramente il coronamento del massimo successo spirituale, in cui “tutto viene compiuto”. Del resto, il numero 4 – come anche il numero 3 – incarna la misura di tutte le cose umane, e lo stesso numero 28, diviso per 4, ci riporta al numero 7 e alla sua immensa ricchezza simbolica. Ma una quarta nascita – per tutte le implicazioni che possono verificarsi con l’andare oltre la perfezione tripartita dei passi di danza di Urano e Saturno – non potrebbe che avere valore quantico … destabilizzante, stravolgente, “totalmente Altro”.

di Corrado Aguggini

Immagine: La medicina celesteSBattagliaGMigliettaFWenigLynds

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[1]             Senza contare che ogni persona è sempre e comunque un caso a sé, con un karma proprio e delle segnature astrologiche intimamente uniche.

[2]          Ovviamente in astrologia tutto collabora al grande progetto della vita – Mercurio, Venere, Marte, Giove inclusi – ma in questo breve saggio mi sono limitato a focalizzare l’attenzione su quei pianeti che sono collegabili più direttamente al numero 28 e ai suoi multipli.

[3]          Impressionante è la stretta relazione fra la Luna e Saturno, ove la prima è “signora” del segno del Cancro, e il secondo è “signore” del segno del Capricorno. Guarda caso, Cancro e Capricorno sono opposti a 180° nello zodiaco, e il primo rappresenta la porta del solstizio di estate, mentre il secondo è la porta del solstizio di inverno.

[4]          Per quanto riguarda il calclo della data della propria morte, non posso dirmi un esperto. Tuttavia, se sappiamo di essere legati a un particolare pianeta, possiamo dire quasi con certezza quanto segue: i Saturnini hanno come momento chiave i 58/59, i 72/74, gli 87/88; gli Uraniani tipicamente arrivano a 84/86 cioé quando Urano ritorna sul se stesso progresso; i Nettuniani risentono molto del ritorno di Nettuno opposto al Nettuno radicale; per chi invece è legato a Plutone, la cosa si può fare complicata, anche per la lentezza del ciclo di Plutone, e tuttavia sono rilevanti i momenti in cui Plutone è in quadratura o addirittura in opposizione (in certe epoche, data l’orbita fortemente eccentrica di Plutone) al Plutone di nascita.

[5]          Salvo astrologicamente ci siano poi pianeti in Case “oltre l’orizzonte”, come soprattutto l’VIII, la IX e la X Casa.

[6]          Sono sempre più convinto che la scuola elementare dovrebbe essere inziata a 7 anni, perché a 6 il bambino è ancora troppo piccolo. Il 7° anno calza perfettamente con la numerazione del 28 e ci riporta anche al numero 21, anno in cui (e assolutamente non prima, ai fatidici 18 anni) si dovrebbe raggiungere l’età adulta. Dopodichè, dai 21 ai 28 si dovrebbe avere l’opportunità di portare a compimento degli studi superiori, per chi è veramente portato, o entrare nel cd. mondo del lavoro. Tutta questa ridicola ansia di mandare al più presto i figli a scuola – e poi  a lavorare – è frutto di un mondo sempre più distratto e frettoloso di produrre e consumare, di consumare e di produrre …

[7]          Purtroppo conosco ancora fin troppi quasi 56enni che sono tuttora fermi alla prima nascita e che si illudono di aver fatto nel frattempo grandi passi verso la propria identificazione … che resta invece ancora alquanto “fetale”.

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