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CATASTROFI A SCELTA – RETROSPETTIVA

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Una retrospettiva è sempre utile, cosa abbiamo letto, temuto, creduto oppure no… ci abbiamo riso, eppure 4 anni fa, nel 2012 di questi articoli ne giravano parecchi, profezie di apolissi e catastrofi.

Pubblicato il 6.12.2012
Pubblico questo articolo, centrato, sobrio e frutto di una ricerca, non catastrofismo gratuito come molti propongono! Il libero arbitrio è nostro, sulla time-line il cambiamento c’è, stà a noi scegliere come  arrivarci!

Il titolo “Catastrofi a Scelta” è quello di un libro di Asimov del 1980; da allora, sono state annunciate diverse apocalissi e la fine del mondo è ormai diventata un argomento da bar. Consideriamo soltanto qualcuno di questi temi ricorrenti, tra quelli che fanno parte delle più recenti teorie della catastrofe. Alcuni hanno molto a che fare con la nostra separazione dalla natura.


IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE
Questo comporta, al di là della sparizione delle calotte polari, lo scioglimento dei ghiacci che si trovano sopra la terra. Le acque fredde, dolci e di densità diversa che si riverserebbero negli oceani salini, provocherebbero drastici aumenti di volume dei mari, inondazioni e stravolgimenti nei flussi delle correnti, atmosferiche e oceaniche. La riduzione della pressione operata dalle masse di ghiaccio sulla sottile crosta (circa 10 km.) potrebbe altresì innescare eruzioni dal mantello. Inoltre, la scomparsa delle superfici ghiacciate elimina dal globo il loro colore bianco, che riflette una considerevole parte dei raggi solari. Le masse scure, terrestri o acquee, che emergerebbero allo scioglimento dei ghiacci, attrarrebbero invece i raggi del sole. In questo panorama, il surriscaldamento è intanto fortemente incentivato dall’effetto serra, dato dall’inquinamento dell’aria. Nell’atmosfera sono rilasciate grandi quantità di sostanze tossiche e un’enorme quantità di biossido di carbonio. Quest’ultimo è il risultato della trasformazione in energia di carburanti prelevati dal sottosuolo: gli idrocarburi, ricavati da una sostanza cerosa e appiccicosa. Si tratta di materiale organico che, a determinate condizioni di pressione e temperatura, si decompone in quella poltiglia. In pratica, usiamo come energia principale il succo ricavato dalla raffinazione di una pappetta di cadaveri animali e vegetali.

Ciò crea tutta una serie di problemi all’ecosistema. Forse la natura aveva bisogno di continuare a elaborare all’interno del pianeta quello sciroppo di salme, prima di tornare a restituirlo come energia riciclabile.

GLACIAZIONE
L’ultima risale a circa 10mila anni fa, e l’umanità se l’è cavata comunque bene. È possibile che lo scioglimento dei ghiacci provochi paradossalmente un raffreddamento del pianeta, e non un surriscaldamento, a causa dello spostamento delle correnti oceaniche, quindi di quelle atmosferiche e con conseguenti fenomeni meteorologici di abbassamento generalizzato delle temperature.

TSUNAMI, TERREMOTI ED ERUZIONI, DISASTRI CLIMATICI
Tutti questi fenomeni possono essere interdipendenti. Oltre alla normale attività geologica e atmosferica terrestre, alcuni eventi potrebbero essere imputabili a stravolgimenti ecologici cui sopra accennato, altri causati da fenomeni ancora incerti, come onde gravitazionali ed elettromagnetiche. Tra le cause di alcuni eventi meteorologici c’è chi punta il dito alla “guerra del clima”: armi strategiche in grado di manipolare i nostri cieli. Si tratta del progetto H.A.A.R.P., delle scie chimiche, di ordigni a energia diretta -argomenti spesso soffocati dai deliri complottisti. History Channel ha però firmato un documentario in cui a parlare di questi temi sono uno scienziato, due ricercatori indipendenti, un giornalista dell’aeronautica militare e un ex ministro della difesa del Regno Unito. I dati, che si basano su fonti scientifiche e documenti declassificati, indicano che è attualmente possibile che su alcuni fenomeni geofisici come siccità, terremoti e alluvioni, vi sia la longa manus dei militari di diverse nazioni.

ASTEROIDI E ALTRI IMPATTI
Secondo qualcuno, la catastrofe verrà dal cielo.
Ovviamente ogni corpo celeste che passa accanto alla Terra può essere interpretato come una conferma, ma solo omettendo il fatto che il delicato equilibrio del pianeta è così da sempre. Anzi, volendo ben vedere lo è sempre di meno: un tempo, lo spazio qui intorno era molto più trafficato. Ciò non toglie che un attento monitoraggio dei cieli e lo studio delle tecnologie adatte a evitare collisioni cosmiche siano una saggia applicazione della ricerca astronomica.

INVERSIONE DEI POLI MAGNETICI
Ciclicamente i poli magnetici del pianeta, che sono in continuo movimento rispetto a quelli geografici, si invertono. Tale fenomeno, che potrebbe essere più o meno vicino ad accadere, porterebbe grossi disagi a livello di comunicazione, viaggi e tecnologie. Sarebbe rischioso per diversi animali che si orientano magneticamente. Si può desumere che alcuni spiaggiamenti di grandi mammiferi marini siano proprio indici di questi segnali di incostanza magnetica del pianeta. C’è chi parla invece dell’accelerazione della risonanza di Schumann, che è indice di mutamenti elettromagnetici del pianeta. Secondo il geologo Gregg Braden questa si sta avvicinando ai 13 cicli (hertz) al secondo, e tale fenomeno sarebbe stato previsto (non è chiaro dove) dai Maya. Alla soglia dei 13 cicli, si dovrebbe arrivare a un punto zero, dove il nostro campo elettromagnetico sarebbe praticamente nullo, e tale eventualità viene presentata come incombente. Secondo Braden e altri, addirittura si potrebbe invertire la rotazione terrestre, fermandosi di colpo e poi riprendendo nel senso opposto, ovvero col sole che sorge da ovest.

Questo sarebbe un bel disastro: provate a fermare una palla che ruota su se stessa a più di 1.600 km orari (all’equatore, dove è più veloce). Se avvenisse in maniera relativamente rapida, il che sembra sinceramente poco probabile, tutto ciò che è sulla superficie si sradicherebbe dal suolo, frantumandosi. Le acque si solleverebbero per chilometri, i venti impazzirebbero, la crosta terrestre schizzerebbe ovunque. Se si trattasse di un fenomeno molto graduale, stravolgerebbe per periodi considerevoli la durata del giorno e della notte. Le temperature avrebbero una forte polarizzazione tra la parte in ombra e quella alla luce, masse d’aria e acqua cambierebbero con forza i propri percorsi. L’altro ragionevole dubbio sollevato da queste teorie riguarda invece la forza che sarebbe necessaria a fermare la rotazione non di un pallone, ma di un intero pianeta. Secondo alcuni calcoli, per darci lo stop servirebbe un’energia pari all’impatto contro un pianeta della massa almeno come quella di Marte. Se questo avvenisse, avremmo poco da preoccuparci della rotazione.

RAGGI COSMICI
Tra le ultime scoperte astronomiche ci sono degli enormi getti cosmici ad altissima energia, capaci di spazzare le stelle in un momento. Tali getti sono stati trovati e individuati, la loro energia misurata; ve ne sono molti, come i Gamma Ray Burst, che potrebbero disintegrare in un istante un pianeta come il nostro, senza possibilità di preavviso utile né reazione. Se questi raggi investissero la terra, o il sole, o anche uno solo dei pianeti del sistema solare, le conseguenze sarebbero davvero imponenti. Le probabilità sembrano però scarsissime. Non meno pericolose sono invece le eventualità che, attraverso un indebolimento della protezione atmosferica a causa dell’inquinamento (buco d’ozono) e di quella del campo magnetico terrestre, gli stessi raggi solari si rivelino dannosi per le attuali forme di vita del pianeta, in particolare durante i cicli di massima attività della nostra stella.

ALLINEAMENTO DEL PIANO GALATTICO CON QUELLO DELL’ORBITA TERRESTRE
Tale fenomeno, che avviene presumibilmente di continuo per milioni di pianeti e galassie, potrebbe portare conseguenze che, semplicemente, ancora non conosciamo; secondo alcuni, le ripercussioni possibili sarebbero in particolare dal punto di vista elettromagnetico, se non gravitazionale. E’ questo il fenomeno cui si riferisce la data del 2012, l’ultima speculazione sulla paura colpevole in programma. Alla base di queste credenze apocalittiche ci sono quattro pilastri principali, di cui due completamente fuori luogo. Vengono presi a dimostrazione: uno dei calendari Maya, i calcoli indù, le profezie degli Hopi e quelle di Nostradamus.
In merito a Nostradamus, possiamo dire che le sue quartine hanno più interpretazioni possibili delle risposte di un diplomatico a una conferenza stampa; non ci sono riferimenti ne’ diretti ne’ chiari alla data del 2012, e chi ce li vede opera una forzatura raziocinante che non fa onore alle capacità deduttive del Sapiens. In merito agli Hopi, le loro rispettabilissime profezie non riguardano alcuna data e non forniscono elementi precisi, ma piuttosto generici e riscontrabili nell’arco degli ultimi due-trecento anni di storia. Sono un invito alla riflessione sui nostri tempi, non una minaccia apocalittica. Rimangono, generalmente, il calendario Maya e i calcoli astronomici della teologia induista. Con una notevole precisione e con lo scarto di pochi anni di differenza, entrambe le antiche computazioni hanno individuato il ciclo della rotazione del sistema solare attorno a una linea apparente, il piano della galassia cui apparteniamo.
A causa dell’oscillazione della Terra sul proprio asse (precessione degli equinozi), ogni 2.160 anni, al sorgere del sole all’equinozio di primavera, sullo sfondo della nostra stella appare una costellazione diversa. In occidente, ogni volta che cambia la costellazione visibile in background, cambia un’era astrologica (eone). Dopo 26.000 anni si torna al punto di partenza, e si è compiuto un ciclo, bak’tun per i Maya, yuga per gli indù, grande anno o anno platonico in occidente. In verità l’anno platonico è l’anno perfetto ipotizzato dal filosofo, e non ha a che fare con il ciclo della precessione equinoziale, che fu invece individuato da Ipparco due secoli dopo, nel II a.C., sebbene fosse già noto forse anche ai Caldei nel XIV a.C.
Comunque nessuna di queste antiche tradizioni indica catastrofi e sofferenze; in particolare i Maya, al cambio di Era, prevedevano grandi festeggiamenti e l’inizio di un nuovo calendario.
Le teorie apocalittiche sono opera recente; qualcuno imputa il rischio alla corrispondenza visibile da Terra, nel solstizio d’inverno del 2012, del centro della galassia o della costellazione del Cigno (una fenditura scura al centro della via Lattea) con il piano dell’orbita del sistema solare. Forse perché, oltremodo approssimativamente, la proiezione dei due piani va a formare una specie di croce? Perché l’allineamento capita durante il solstizio invernale? Perché al centro della galassia c’è un buco nero?

Vediamo con ordine.
La croce galattica: al di là dell’imprecisione e assoluta relatività di questa immaginaria forma geometrica, negli ultimi circa mille anni sole, terra e centro della Via Lattea si sono trovati più o meno allineati ad ogni solstizio d’inverno. Quando sarà il miglior allineamento, quello più preciso possibile? C’è già stato, il 21 dicembre del 1998. Nel 2012 l’allineamento non è così centrale, ma a circa 6° di distanza; significa che se usassimo il sole come un mirino, sparando da terra un proiettile che viaggiasse a velocità

istantanea, mancheremmo il bersaglio ideale posto al centro della galassia di circa 3.000 anni luce.
Inoltre si tratta di un allineamento puramente visuale; abbiamo già effettivamente attraversato il piano dell’orbita galattica alcuni milioni di anni or sono, e attualmente ce ne stiamo allontanando alla velocità di circa 225 milioni di chilometri l’anno, in direzione di un punto tra le costellazioni di Ercole e della Lira.

In quanto all’allineamento nel solstizio invernale, abbiamo già visto che ce ne sono stati un migliaio. Per quanto riguarda l’allineamento con la Fenditura Oscura, che passa per diverse costellazioni incluso il Cigno, questo non avverrà solo nel 2012, ma sta già avvenendo e lo farà in tutto per ben trentasei volte, la più precisa delle quali è stata sempre nel 1998.

Dobbiamo temere il buco nero centrale allineato? A parte il fatto che ci siamo già allineati con questo, a parte le imprecisioni e le oscillazioni della stessa orbita solare attorno al centro galattico, il buco nero dista da qui circa 26.000 anni luce (246 miliardi di miliardi di chilometri). Per fare un giro orbitale completo attorno a questo centro, il sistema solare ci mette più o meno 224 milioni di anni, seguendo una traiettoria piuttosto complessa. Inoltre, il sistema solare attraversa la linea convenzionale del piano galattico ogni 32 milioni di anni, perchè in pratica oscilla sopra e sotto tale piano. Questo rende l’idea delle distanze, e dell’improbabilità di effetti gravitazionali sensibili: Giove provoca influenze decine di milioni di volte superiori. Altrove si legge che il rischio è l’attraversamento del centro della galassia; semplicemente il Sole non ha mai attraversato il centro galattico e non si prevede certo che lo faccia, perchè se ne sta decisamente allontanando.
Andando avanti con le teorie, degli scienziati russi associano molti dei rapidi mutamenti planetari cui stiamo assistendo al fatto che siamo entrati in una nube cosmica a bassissima densità, ad alta energia (temperataura di circa 6.000 gradi) e forte campo magnetico. Questa Cintura Fotonica avrebbe effetti importanti sul sole e sui pianeti. La nube cosmica si è rivelata meno misteriosa di quanto sembrasse all’inizio, quando si pensava non potesse rimanere coesa nello spazio. Le sonde spaziali Voyager 1 e 2 hanno infatti permesso di scoprire che la nube non si disperde perchè soggetta a forti campi magnetici. Potenzialmente in grado di influenzare il clima e altri fenomeni sul nostro pianeta, dalla composizione fondamentale della materia fino alla teorizzata alterazione del DNA, la nube interstellare si trova comunque ai limiti del sistema solare, al di là dell’eliosfera, cioè fin dove la forza del vento solare arriva a respingere alcuni raggi cosmici galattici e le stesse nubi interstellari. Ci siamo entrati tra i 44.000 e i 150.000 anni fa, ci resteremo per altri 10-20 mila. Le considerazioni del Dr. Alexey N. Dmitriev (Stato Pianetofisico della Terra e della Vita, 1997) sono però di origine istituzionalmente piuttosto vaga per essere approfondite nella ricerca, sebbene copincollate di continuo sul web e sulle pubblicazioni allarmistiche.

Degli scienziati californiani hanno notato che, visti i cicli di estinzione sul pianeta, siamo in ritardo rispetto ad una nuova catastrofe. Questa discutibile dichiarazione statistica è stata presa ovviamente a sostegno del fastello che regge l’apocalisse del 2012. Ha fatto molto meno rumore l’articolo apparso glia inizi del 2011 su Nature, a opera di un gruppo di scienziati statunitensi, che indicava come la sesta grande estinzione di massa fosse già iniziata. Questo non a causa di agenti esterni o di date profetizzate, bensì per via dell’impoverimento delle biodiversità che noi stessi continuiamo a provocare sul pianeta.

Time wave zero
Negli anni ’70 Terence Mc Kenna sviluppò la teoria dell’Onda Temporale; basata su complicati calcoli matematici, su una decodificazione de I Ching cinesi e su assunti temporali soggettivi, essa indica la data del 2012 come un punto zero di novità umane. Si tratta di una teoria elaborata durante un viaggio psichedelico, in un rituale con vegetali contenenti DMT, e che ha attratto molto l’interesse di matematici e scienziati in merito all’applicazione dei frattali ai corsi e ricorsi storici. La complessa teoria dell’Onda Temporale, sebbene offra aspetti e spunti ancora da sviluppare, non indica comunque in alcun modo apocalissi né catastrofi.

In poche parole, tutti hanno una propria teoria certissima, ma nessuno dice la verità.
Qual’è la verità? E’ quella vera, che ognuno ha sinceramente dentro sé.
Trattandosi di eventualità future e non essendoci evidenze oggettive scientifiche, la verità applicabile a ogni tipo di profezia è sempre disponibile: non lo sappiamo.
Questa è la verità, questa è l’onestà. Con se stessi, prima di tutto e con gli altri: non lo so.

Creare aspettative, negative o positive, non è ne’ scientifico ne’ spirituale, semplicemente compulsivo. E’ il bisogno di credere a qualcosa, per forza. Non si chiamerà Dio, non sarà Visnù, ma sarà una data, un evento, un’apocalisse. Però è la stessa cosa: sempre incombente, sempre là e dopo. Mai qui e ora. Una reazione, non un’azione; un cambio di credenze, non una rivoluzione interiore.
Non si creda che, passato il 2012, i fedeli dell’Armagaeddon getteranno la spugna. Sono stati fatti degli studi, compiuti rispetto a diverse credenze: più di tre quarti di coloro che erano convinti del verificarsi di un evento a una determinata data non hanno affatto smesso di crederci, ma hanno semplicemente cambiato data. Mentre tutti costoro aspettano la Nuova Era, non si accorgono di esserci già dentro e di posporre il tempo a loro disposizione, che da presente diventa passato in nome del futuro. E’ stravagante che, tra le tante teorie catastrofiche, non prendano molto spazio le considerazioni relative ai rischi generali del sistema economico suicida, dei conflitti, delle nuove strategie di guerra. Soprattutto, davvero pochi tengono conto dei pericoli legati alle ormai tantissime centrali nucleari insediate sul pianeta: 440 operative, 62 in costruzione, 155 progettate e 341 proposte. Ben novecentonovattoto motivi di fondata preoccupazione.”

Fonte: La Psicologia dello Zorba

La Psicologia dello Zorba La Psicologia dello Zorba
Noi stessi, la natura, gli altri
Arshad Moscogiuri

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