ANATOMIA EMOZIONALE

Immaginiamo di essere di fronte a uno specchio a osservare il nostro corpo come se fosse quello di qualcun altro e iniziamo a notare tutti i particolari come se fosse la prima volta che lo vediamo.

Iniziamo dai piedi, perché sono la base che sorregge tutto il palazzo per arrivare poi al collo e alla testa e segniamo su un foglio, magari una scheda che abbiamo preparato appositamente, divisa per i segmenti che stiamo analizzando, e con perizia di particolari annotiamo quello che vediamo, un po’ come un fanno gli agenti di polizia nelle serie tv.

È necessario uno spirito curioso, indagatore, distaccato e non critico. Il giudizio non fa parte dell’osservazione, con questi quattro ingredienti si inizia a osservare e a prendere appunti.

Come sono questi piedi? Sorreggeranno il palazzo o sono crollati sotto al peso della struttura? Le ginocchia e le anche sono mobili o sono rigide? Il bacino è in avanti o indietro? E così via, prendendo appunti per scoprire cosa ha generato lo sviluppo e come si è evoluta questa struttura, quali emozioni sono state dominanti nella crescita e quale armatura caratteriale si è dovuta sviluppare a protezione della ferita che c’è sotto.

Bene, ora partiamo per questo viaggio alla scoperta dell’Anatomia Emozionale, allacciate le cinture perché quello che scoprirete di voi potrà cambiare per sempre la vostra vita.

Prima osservazione: partiamo dai piedi, il contatto con la realtà

Iniziamo la nostra osservazione partendo dai piedi, che sono la base dove poggia la nostra struttura, non a caso i maestri cinesi di Tai Chi dicono che i piedi devono essere scorrevoli come fiumi ma stabili come montagne. Infatti i piedi sono i pilastri sui quali abbiamo edificato la struttura uomo, sebbene nella nostra cultura non ci si presti molta attenzione, sono la base su cui appoggia il nostro corpo e riflettono il nostro collegamento con la terra.

Questo complesso reticolo di nervi, muscoli e tendini estremamente importante è composto da 26 ossa, 150 legamenti e una miriade di terminazioni nervose, alle quali impediamo di essere stimolate correttamente perché non camminiamo più scalzi, anzi, teniamo i nostri piedi incassati in tombe di plastica, pelle e velluto con il tacco alto. Del resto è del tutto ragionevole dal momento che viviamo a contatto col cemento sporco e disseminato di pericoli delle nostre città, attraverso il quale, invece di un costante massaggio ai piedi, subiamo un attacco alla nostra intera struttura.

Ogni passo trasmette lungo le nostre ossa una vibrazione che mette alla prova la flessibilità del ginocchio, del fianco e delle articolazioni della parte bassa della schiena, e molti dei disturbi che si presentano in queste zone sono il risultato di questo trauma continuo perché il baricentro del corpo è spinto fuori allineamento. A causa di questo sforzo i muscoli dei polpacci si contraggono per adattarsi e i tessuti si ispessiscono creando dolore e perdita di sensibilità, soprattutto nella parte anteriore del piede.

Anche il modo in cui trattiamo con la realtà è espresso dal contatto che hanno i nostri piedi col terreno, infatti si soliti dire: “Avere i piedi per terra”.

Se non abbiamo “carattere” i nostri piedi lo dimostreranno, saranno inadatti a sostenerci, forse saranno troppo piccoli e cedevoli, oppure con le arcate troppo rigide e troppo alte.

Forse le vittime di storte e traumi alla caviglia dovrebbero porsi la domanda: “Perché le mie montagne non sono scorrevoli come fiumi?” oppure “Quali cose potrei fare se non avessi quella catena così stretta attorno alla mia caviglia?”.

Se osservandoli uniti sembra che il piede destro vada in una direzione mentre il sinistro in un’altra è meglio fermarsi un attimo perché in questi casi diventa difficile raggiungere le proprie destinazioni mentali e gli obbiettivi che ci siamo prefissati diventano sempre più difficili da raggiungere, sembrano sempre più lontani. È come se i piedi fossero fermi davanti a un bivio e non sapessero quale direzione prendere…

Continua qui:ESTRATTO DEL LIBRO ANATOMIA EMOZIONALE

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