6 PASSI PER… LASCIAR ANDARE

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Lasciar andare equivale a un atto della volontà superiore (va bene anche se la volete chiamare anima o spirito, o sè superiore). Quando espongo la tecnica del rilascio ho sempre l’idea che le persone non si rendano conto di quanto sia potente e profonda. Ovviamente il fatto che sia potente e profonda non dipende dalla tecnica in sé che è nient’altro che un riarrangiamento di vecchi principii. L’arte di lasciar andare è una metafora molto precisa. Quando decido di lasciar andare un’emozione o un pensiero sto implicitamente dicendo che voglio affidarmi a qualcosa che va oltre la mia mente e le mie emozioni, quel qualcosa che dirige le fila invisibili della vita e degli eventi. Sto rinunciando all’io piccolo per dedicarmi anima e corpo all’io grande. Quando sto lasciando andare sto facendo nè più nè meno che un atto di fede. Mi rendo conto però che quello che arriva del rilascio e di tutte le sue conseguenze è per lo più il discorso emozionale. Le persone fanno il rilascio per stare un po’ meglio quando stanno male, al limite per superare una crisi. Ma il discorso è ben più ampio di così:

 I sei passi del rilascio di Lester Levenson, rivisti e adattati:

– Dovresti volere la pace, l’imperturbabilità e la libertà, più di quanto vuoi approvazione, controllo e sicurezza.

– Esamina il tuo pensiero e correggilo. Puoi sempre decidere cosa mettere nella tua testa. Decidi di essere imperturbabile e applicare il rilascio, decidi che puoi farlo invece che essere reattivo, automatico, inconscio. La decisione è il più importante strumento della coscienza.

– Vedi tutte le tue emozioni\sentimenti culminare nei tre bisogni (approvazione, controllo, sicurezza).
Vedili e immediatamente rilasciali, essendo acutamente consapevole delle emozioni nel corpo. Fai lo stesso con i tuoi pensieri.

– Fallo di continuo, fanne un’abitudine.

– Se incontri un blocco, stai col blocco, osservalo, lascia andare il voler controllare il blocco.

– Ogni volta che rilasci sarai più felice e leggero, se rilasci continuamente sarai continuamente più felice e leggero.

Quello che sfugge è sempre il primo dei sei passi. Dovresti volere la pace e l’imperturbabilità più di quanto vuoi il mondo, con tutte le sue lusinghe di approvazione, controllo e sicurezza. Se non c’è questo in prima posizione tutto il resto sarà perfettamente inutile e ogni rilascio sarà situazionale, sarà un semplice rimedio sintomatico. Quando parlo di imperturbabilità e pace, intendo che niente ci può scuotere, niente può buttarci fuori dalla pace quand’essa è estremamente radicata. Questo è il centro di tutto. Quando c’è quel grado di pace la mente si può acquietare e può fare esperienza di tutto l’altro di cui sempre parliamo e mai sperimentiamo, quando c’è questo grado di pace la vita può fluire.

E quando lo sperimentiamo questo diventa una certezza, una visione, e diventa un grande silenzio. Ma se non c’è il primo passo in posizione, se non accettiamo quello, allora il rilascio varrà solo per calmarsi un po’ e stare bene (il che è comunque un affare per come la vedo io). Se invece lo accettiamo totalmente, allora riusciamo a capire anche tutti gli altri passaggi e perchè praticarli. Se la pace e la libertà dalla mente sono lo scopo, non smettiamo di rilasciare fin quando non sorge quella pace dentro di noi. Se la pace e l’imperturbabilità sono la pietra miliare di dove effettivamente stiamo, allora tutte le volte che veniamo sbattuti fuori da queste, immediatamente ci mettiamo a rilasciare. Non ci sono se o ma. Si rilascia finchè non si è impeturbabili.

E non sto certo dicendo che per me sia facile, o che io ci riesca sempre, anzi, un ricercatore onesto osserverà quante cose non è disposto a sacrificare in favore della libertà e dell’imperturbabilità. Ma c’è di più. Se il primo dei sei passi è in posizione cominceremo a vedere come tutti i nostri desideri, attaccamenti, avversioni, bisogni e spinte ci portino effetivamente sempre più lontano proprio da quell’obiettivo, e perciò inizieremo spontaneamente a rilasciare anche quelli non perchè ci sia qualcuno che ci obblighi ma perchè ci accorgiamo di come ci sospingano lontano dalla centratura e quindi dal nostro flusso. Se il primo dei sei passi è in posizione smetteremo di remare contro le cose che detestiamo, smetteremo di ‘combattere’ per ‘vincere’ qualche disputa intellettuale, spirituale e metafisica nel tentativo di dimostrare che siamo dalla parte del ‘giusto’.

Smetteremo di screditare altri insegnamenti, altre tradizioni, altre scuole, smetteremo di cercare di avere ragione e di difendere un ego ipertrofico e malato nel tentativo di generare un po’ di energia a spese di qualcun altro, perchè essere nella pace e nell’imperturbabilità ci darà un sovraccarico di energia che a volte non sapremo come usare. Vedremo come l’arte di non attaccarsi a niente ed essere come l’acqua si potrà applicare non soltanto a emozioni e pensieri ma anche a periodi di vita, persone, eventi, lavori, situazioni nelle quali potremo entrare e dalle quali potremo uscire senza perdere energia e senza esserne vittime o dipendenti. 

Questa secondo me è l’essenza e l’importanza dell’arte di lasciar andare.

Andrea Panatta

File a disposizione: Rilascio 2_0.

Ascolta “L’INTENSITA’, IL RILASCIO EMOZIONALE E IL LAVORO SULLA SFOCATURA con ANDREA PANATTA” su Spreaker.
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Fonte: http://quantum73.blogspot.it/2013/10/larte-di-lasciar-andare.html


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